Ogni ordine è un crimine, ogni rivolta un bene

Un grande, smisurato Manicomio

in Abusi e Costumi/La loro società di

Tutta colpa di Eva

Ogni tanto, quando ne sento il bisogno, faccio due chiacchiere con un mio amico teologo.
Durante i nostri incontri, ormai sempre più diradati nel tempo,  gli chiedo di parlarmi della Chiesa, dei precetti cattolici, dei misteri della fede e lui racconta, si infervora e ogni volta scorgo in lui un tentativo quasi di conversione nei miei confronti, mentre io, in quei momenti, raggiungo una pace dei sensi, mi libro in aria e  comprendo sempre meglio della volta precedente la marea sconfinata di minchiate che lui, e quelli come lui, nel corso di due  millenni continuano a propinare.

L’ultimo incontro risale a qualche giorno fa. Ed è stato sublime.
Il mio amico picchiatello, da me stimolato, era lì che tentava di spiegarmi alcuni passaggi fondamentali della sua dottrina ed è incappato nel concetto storico del peccato originale; io ho subito mostrato vivace interesse per la materia e l’ho fatto parlare.
Bene. Nella “Prima Lettera ai Corinzi”, mi dice lui, San Paolo espone in maniera chiarissima il seguente concetto: “di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo” (11, 3). E già mi sembra un pessimo inizio.
Paolo, dunque, ci rimanda al peccato originale di Adamo ed Eva prendendolo direttamente dai testi sacri della Genesi, dove si racconta che il serpente, cioè  il demonio, il male, Satana, spinge Eva ad assaggiare il frutto dall’albero proibito che è (cito testualmente) “l’albero della conoscenza del bene e del male” (2, 17). Ma allora, mi sono chiesto, che cacchio c’entra il sesso? E la faccenda della mela?
Ciò che Dio proibisce è quindi il sapere, la conoscenza, l’intelligenza, e il peccato commesso da Eva e semplicemente quello di aver voluto sapere, non accontentandosi di obbedire a Dio restando nell’insipienza.
Eva, insomma, inventa  l’uso della ragione, l’analisi individuale  e libera, l’esercizio di una volontà indipendente.
Di peccato della carne non c’è traccia in nessuno degli scritti sacri inerenti al peccato originale.
E’ Eva la protagonista, ed è lei che, in pratica, inventa la Filosofia.
Mi sembrava che Dio si incazzava così solo perché gli avevano toccato l’orto botanico!

Da qui, dal concetto di obbedienza e soprattutto di sacrificio e abnegazione, prosegue il teologo,  parte la tesi di San Paolo (famoso menomato fisico affetto da un’infinità di malformazioni) che esorta a mortificare il corpo a vantaggio dello spirito sottomesso alla volontà divina.
Da questo momento in poi inizia la saga  dei Monaci fondatori della Chiesa Cattolica, veri venditori del pensiero cattolico che porterà  alla fondazione del Monachesimo.
Vengo a sapere, assorto nella dissertazione del mio amico, che tutti questi “paleo monaci” sono collocati geograficamente nel  deserto del nord Africa  e che solo in un secondo momento i loro seguaci  arriveranno in Occidente dove San Benedetto, a Montecassino, inizierà la sua opera divulgatoria, e sarà la fine del mondo.
Parlando con l’amico Teologo, ormai logorroico e in preda ad un fervore dialettico vivissimo, mi faccio snocciolare  un elenco di schizofrenici malati di mente che egli definisce, appunto, Monaci, e che sublima come gli esseri umani più a vicini a Dio e che, con il loro esempio, faranno da guida a tutti i cattolici del mondo.
Ho preso degli appunti preziosi ed è mia intenzione farveli conoscere, brevemente, secondo le loro attitudini.
San Paolo il Semplice, per sottomettersi  ciecamente a Sant’Antonio, suo  maestro, gli obbedisce intrecciando e disfando stuoie per tutta la giornata sotto un sole infernale e applicandosi poi a raccogliere con una conchiglia il miele versato intenzionalmente dal Maestro, ripulendolo da ogni traccia di polvere. Come completare il cubo di Rubik con le mani dietro la schiena.
San Simoes, anche lui discepolo di Antonio, abbassa le braccia quando prega, in modo che chi lo vede possa avere di lui una considerazione ancora più bassa.
Sant’Isidoro vive coperto di stracci, si nutre con la sciacquatura dei piatti e simula la follia per umiltà.
Sant’Efrem mangia solo erbe e radici che bruca come un animale.
San Giovanni d’Egitto si sfama solo di semi, come un uccello.
Davide e Adolas vivono all’interno degli alberi.
San Marone affina questa soluzione scegliendo solo tronchi  in cui siano presenti grosse spine (un grande).
Davide di Tessalonica dal canto suo, vive immobile in cima ad uno di questi tronchi.
San Giacomo abita dentro le tombe, in compagnia  di cadaveri ormai secchi e ridotti in polvere.
San Taleleo marcisce in una gabbia dove si è costretto da solo.
Sant’Acepsima  si copre di catene che lo costringono a  camminare a quattro zampe.
San Macario si supera, rimane a bruciare nel deserto di Nitria, dove il sole inaridisce gli esseri umani e dove il terreno ferisce i piedi; cammina nudo nel deserto  scottandosi di giorno e rimanendo intirizzito di notte; un giorno schiaccia una zanzara che lo ha punto e, per penitenza, rimane sei mesi interamente nudo dentro una palude con gli insetti che trasformano il suo corpo in una piaga purulenta; per nutrirsi mette il pane in una bottiglia e mangia solo quello che riesce ad afferrare con le dita; aiuta alcuni ladri che sorprende a derubarlo; lascia che una ragazzina lo accusi di averla messa incinta; dorme in una tomba e usa il cadavere come cuscino (numero uno!).
Sant’Ammonio passa mezzo secolo a camminare mangiando cinque olive al giorno (sò greche)
San Palladio si rifugia in tane dove può restare solo rannicchiato.
San Poemen, per evitare il peccato d’orgoglio, si rifiuta di rispondere quando viene interrogato.
San Giovanni il Piccolo innaffia per due anni un bastone secco nel deserto andando a prendere l’acqua a tre chilometri di distanza.
Sant’Arsenio il Grande che fu anche precettore dei figli dell’Imperatore Teodosio, mangia a quattro zampe il pane che gli viene gettato a terra, beve acqua putrida e mescola l’acqua limpida e fresca con questa sua bevanda puzzolente;  ogni giorno mangia sempre due prugne e un fico, sempre che siano marci.
San Bessarione piange continuamente il peccato originale.
San Scenute si arrampica su un mattone e prega finché le lacrime e il sudore l’abbiano fatto sciogliere.
San Simeone Stilita, dopo aver vissuto anni in fondo ad un pozzo, si stabilisce in cima a una colonna alta venticinque metri (questo svitato me lo ricordo quando da piccolo facevo catechismo).
Santa Maia d’Egitto si prostituisce al primo che passa (finalmente una normale).
Poi non c’è l’ho fatta più e ho smesso di scrivere.
Il fatto è che la Chiesa ha eletto questi uomini  a Santi e non ha trovato nulla da dire intorno ai comportamenti evidentemente nevrotici di tali personaggi e questo ci fa capire il successo della teoria di San Paolo, ovvero quella di universalizzare le proprie nevrosi.
Il messaggio che parte da questi Monaci fuori come un balcone è fin troppo chiaro: è escluso che il corpo possa provare piacere in qualsiasi forma!
Da questi precetti poi prenderanno materia i sette vizi capitali, chiamati così in quanto generatori di altri peccati, di altri vizi, da qui la castità del clero, il ruolo subordinato della donna e tutte le storture da manicomio criminale che la Chiesa ha diffuso negli ultimi due millenni di storia.
Il corpo deve morire ancora in vita se si vuole giungere alla salvezza eterna, trasformarsi in un ectoplasma per riuscire a coincidere il più possibile con quell’esangue concetto che è Gesù.
Questa la sintesi. Una tragedia.

Finita la chiacchierata con il mio amico teologo, ho sentito, più di altre volte, di doverlo ringraziare, avvertendo uno strano senso di riconoscenza per avermi schiuso, ancora una volta, le porte di quell’immenso Ospedale Psichiatrico a cielo aperto che lui, indegnamente, rappresenta.
Per sdebitarmi allora me lo sono portato al bar che sta proprio di fronte al suo convento, ma lui, mentre raggiungevamo la meta mi ha detto che avrebbe sorseggiato soltanto mezzo bicchiere d’acqua, e a me ha ricordato un po’ San Macario e tutti i Monaci che mi aveva appena raccontato.
Una volta davanti al bancone, il cameriere si è fatto sotto è ha squillato: “buongiorno Padre, il solito vino bianco con il Campari?”

Buonanotte Popolo.

Gatto Nero

 

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