Ogni ordine è un crimine, ogni rivolta un bene

Silvio e il televisore a batterie

in TV Sorrisi e Cazzoni di

Berlusconi a La 7 ci spiega perché i Migranti migrano

Il vecchio Silvio è stato di recente ospite della  trasmissione su La7 “coffe break” ed ha potuto così snocciolare altre delle sue perle di saggezza popolare che tanto piacciono ai sondaggisti,  ai giornalisti proni e concavi, alla “ggente” e anche a me.
Innanzitutto c’è da dire che il conduttore lo chiamava “Presidente”. Ma presidente di cosa? Quello che sappiamo è che Silvione è un pregiudicato condannato in via definitiva, altro sinceramente non mi sovviene. Quindi, seguendo questo ragionamento, se dovessimo intervistare Massimo Carminati, detto “Er Cecato”, come lo dovremmo chiamare? Direttore Generale? Eccellenza? Non si sa, ma lo chiederemo  presto all’ottimo Andrea Pancani,  conduttore della simpatica trasmissione televisiva di cui sopra e solerte scendiletto di nonno Silvio.

il conduttore lo chiamava “Presidente”. Ma presidente di cosa?

Ma veniamo al dunque, il Pancani chiede a Silvio di esprimersi sulla annosa questione dei migranti, scandendo bene il  “gr” e creando così un effetto onomatopeico  modello ringhio di cane arrabbiato, così, tanto per farci capire che sti miGRRanti sono un argomento con il quale è meglio non scherzare. Quelli mozzicano.
A questo punto Silvio attacca la sinfonia, notevolmente migliorato rispetto alle uscite di qualche tempo fa, come si fosse liberato degli imbarazzi dovuti alla carica istituzionale che rappresentava prima della condanna. Mi ha ricordato il vecchio nonno che scorreggia e bestemmia quando ci sono ospiti a casa, “tanto sono vecchio, e a ottant’anni dico e faccio quel cazzo che voglio”.  E il “divino” condivide il problema dei miGRRRanti ricordando al giornalista quando andò in Congo per costruire un ospedale per bambini, proprio così ha detto “quando andai in Congo per costruire un ospedale per bambini” regalandoci l’immagine struggente dell’uomo più ricco del mondo intento a smanettare di calce e di cazzuola con il suo bravo cappello di carta in testa e la canotta umida di sudore, e ovviamente a sue spese.

Meraviglioso. Bene, Silvio ci racconta che in quella circostanza fu invitato dai capi di una tribù (bellissimo) a far visita al loro villaggio, dove non c’era corrente elettrica, né servizi igienici, né acqua corrente,   e dove  tuttavia  campeggiava al centro dell’accampamento  un mega televisore al plasma nel quale scorrevano le immagini del nostro mondo (occidentale ndr) e del nostro benessere ormai raggiunto e consolidato. Non si capisce bene come cazzo facesse a funzionare nella foresta del Congo un televisore al plasma, ma Silvio ci mette una pezza e in perfetto stile Ugo Tognazzi in “Amici Miei”, spara una super cazzola e mentre biascica vocaboli incomprensibili e slegati tra loro cita la parola “batterie”. E’ a quel punto che mi alzo in piedi ed esulto come avessi segnato un gol al 94° minuto: è l’estasi, è stupendo, è lui, è tornato!

una volta, dice Silvio, non c’era la televisione e quindi le popolazioni più povere del pianeta non avevano modo di vedere come se la spassavano gli occidentali grassi e ricchi

Ma Silvione nazionale non si ferma lì e in preda ad una trance agonistica, gonfia il doppiopetto e parte per il secondo affondo. Sempre durante questa visita a dir poco surreale, Silvio ci racconta dell’incontro con un abitante del villaggio, un ragazzo di vent’anni, tutto preso a seguire le immagini fornite dal mega televisore al plasma (a batterie)  che gli si era seduto a fianco (poesia);  “a piedi nudi e con la maglietta che indossava da cinque anni filati”,  il negretto confessa a Silvione che la sua più grande aspirazione è venire da noi e lasciare la misera capanna fatta di foglie e sterco nella quale è costretto a vivere. Ecco il problema! Ed è Silvio che ce lo spiega, stavolta con la giacchetta dell’antropologo navigato: una volta, dice Silvio, non c’era la televisione e quindi le popolazioni più povere del pianeta non avevano modo di vedere come se la spassavano gli occidentali grassi e ricchi, mentre oggi, eccolo lì, basta un televisore al plasma con le batterie e scoprono il trucco. Tana per l’occidentale con il buondì Motta in bocca! Cazzo, ma perché non ci abbiamo pensato prima!

Silvio ovviamente si rammarica per questo inconveniente,  effettivamente un po’ seccante, ma non ci fornisce una soluzione, una ricetta, se non un accenno ad un fantomatico “Piano Marshall” per  i poveri del mondo che però, cito testualmente, “costerebbe decine di miliardi di euro”.

Io nel frattempo sono in piena estasi e cado sfinito sul divano, sperando che il “coffe break”  non finisca più e incitando Pancani a fare altre domande a Silvione, domande qualunque, tanto non è importante il tema perché lui è capace di improvvisare su qualsiasi argomento e chissà quante altre ne tirerebbe fuori.
Ma è un coffe break, lo dice la parola stessa, e c’è giusto il tempo per prendere il caffè e andarsene a casa.
Titoli di coda, sigla e mi portano via Silviotto, tutto contento per le pillole di lungimiranza che ha potuto regalare alla sua gente, così, con estrema signorilità, come se niente fosse.

Come non capire che uno così al Governo e con la maggioranza assoluta dei seggi, sarebbe l’unica, la sola speranza per una sollevazione popolare veramente di massa.
Ma non ce la farà, cazzarola, non ce la farà. C’è da sperare in Salvini, ma è troppo giovane, troppo smaliziato per raggiungere le vette del maestro e poi gli manca la classe, la creatività istintiva, il doppiopetto. No, non va bene. Puntiamo sull’usato garantito e il 4 marzo tutti alle urne uniti da un solo nome: Silvione! E’ lui il nostro Zar Nicola, lui Luigi XVI, lui il nostro Carlo I.

Tutto il resto, è una Tv al plasma senza batterie.

Pasquino

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