Ogni ordine è un crimine, ogni rivolta un bene

Siamo tutti fascisti

in Abusi e Costumi/La loro società di

Il fascismo americanamente pragmatico

“L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo. Essere laici, liberali, non significa nulla, quando manca quella forza morale che riesca a vincere la tentazione di essere partecipi a un mondo che apparentemente funziona, con le sue leggi allettanti e crudeli. Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società”.

Basterebbero queste poche righe, scritte da Pier Paolo Pasolini nel 1962, per capire in quanti, oggi, dimostrano di non aver capito niente di ciò che sta succedendo. E fa male ammettere che, anche all’interno dei cosiddetti movimenti, non si sia ancora compreso da che parte stia il nemico.
Siamo al cospetto di un fatto unico nella storia. Mai come prima, complice una “normalità” sempre più pervasiva e seducente, il potere è stato così totalizzante. Una vittoria lenta ma inesorabile, una cavalcata impetuosa nella totale mancanza di opposizione, diffidenza, critica: anticorpi che nascono dalla moralità individuale. Questo, e nient’altro, è, secondo Pasolini, il panorama politico nel quale spadroneggia un nuovo (e più pericoloso) fascismo. Un fascismo al quale tutti noi aderiamo intimamente, con menefreghismo, stupidità, divertimento e indifferenza per i suoi effetti sociali. Un colossale “me ne frego”, dove a vincere è il tornaconto personale, immediato.
Arricchimento, competizione, forma prima del contenuto: valori strombazzati a reti unificate, imbevuti dell’ideologia capitalista della produzione e di quella edonistica del consumo. Eppure ci vengono a parlare di “fine delle ideologie”. Roba da pazzi.
Sguazziamo in un’immensa quantità di beni superflui moltiplicati dalle potenzialità del mondo digitale; veniamo sollecitati alla smania di consumo dalla moda; ascoltiamo giorno e notte l’elogio di tali “valori” per bocca dei suoi testimonial, con l’unico scopo di gettare a mare quelli tradizionali, superati perchè moralistici.
Ed è chiaro che i beni superflui rendano superflua la vita.

L’omologazione a tali valori riguarda tutti: borghesia e popolo. Già, il popolo. Un corpo livido non più consapevole delle sue concrete condizioni sociali e del suo interesse politico. La madre che ci genera è ormai la stessa. Tutti compiamo gli stessi atti culturali, abbiamo gli stessi atteggiamenti, perseguiamo gli stessi obiettivi. Chi si sottrae a tale manipolazione delle idee che conduce all’adesione di un unico modello è disconosciuto, un essere che non trova cittadinanza in questo mondo. Eppure, c’è ancora chi sorride quando si parla di “pensiero unico”.
La violenza di tale fascismo non viene percepita. Perchè ha il volto tipico della tolleranza modernistica di tipo americano, falsamente tollerante ma che nasconde in sè un’omologazione repressiva, pur se ottenuta attraverso l’edonismo e la “gioia di vivere”. Quindi, più insidioso, impalpabile, in apparenza innocuo, lieve.

Come scrisse Pasolini, in un secondo passaggio a mio parere tanto chiave quanto inascoltato, si tratta di un vero e proprio fascismo, in quanto “osservando bene la realtà si vede che i risultati di questa spensierata società sono i risultati di una dittatura che ha profondamente trasformato i giovani, li ha toccati nell’intimo, ha dato loro altri sentimenti, altri modi di pensare, di vivere, altri modelli culturali. Non si tratta più, come all’epoca mussoliniana, di una irreggimentazione superficiale, scenografica (allora i giovani nel momento stesso in cui si toglievano la divisa ritornavano gli italiani di cento, cinquant’anni addietro, come prima del fascismo), ma di una irreggimentazione reale che ha rubato e cambiato loro l’anima. Il che significa che questa civiltà dei consumi è una civiltà dittatoriale. Se la parola fascismo significa la prepotenza del potere, allora questa società ha bene realizzato il fascismo. La vera intolleranza è quella della società dei consumi, della permissività concessa dall’alto, voluta dall’alto, che è la vera, la peggiore, la più subdola, la più fredda e spietata forma di intolleranza. Perché è intolleranza mascherata da tolleranza. Perché non è vera. Perché è revocabile ogni qualvolta il potere ne senta il bisogno. Perché è il vero fascismo da cui poi viene l’antifascismo di maniera: inutile, ipocrita, sostanzialmente gradito al potere”.

Siamo giunti ad una degradazione completa di quella forza morale che sola può sostenerci nell’impresa di contrapporci al modello unico esposto in vetrina. Se il modello fascista del ventennio non era che una maschera, da mettere e levare, quello moderno appare essersi infilato sottopelle, fin nelle ossa. E tutti noi ne siamo, chi più chi meno, responsabili.
Ed è qui che prende corpo l’accusa racchiusa nel titolo di questo pezzo. Troppi, anche tra quelli che si definiscono antifascisti, aderiscono silenziosamente a tale regime. Acquistare su Amazon, farsi consegnare cibo a domicilio, comprare ammenicoli hi-tech alla moda, essere fan dei reality show, dei talent show, ammirandone i prodotti di tali fabbriche del consenso; adorare archistar e chef stellati, appoggiare la gentrificazione dei quartieri; obbedire agli ordini della moda, all’ansia del consumo; sposare lo smartphone come unico veicolo sociale: tutto ciò significa essere complici di un nuovo modello fascista che sta minando alla base l’armonia della società intera.
Chiudo, come ho aperto, lasciandovi con le parole di Pasolini. Parole di denuncia, scritte da un uomo che, nella sua breve vita, ha subito ogni tipo di persecuzione. Colpevole di aver detto ciò che in molti non volevano ascoltare e che, troppi, ancora oggi, non vogliono sentire: “L’antifascismo che ha per oggetto un fascismo arcaico che non esiste più, è un antifascismo facile, di tutto comodo e di tutto riposo. Un buon pretesto per procurarsi una patente di antifascismo reale”. Ma che non serve a nulla, non più.

Maze

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