Ogni ordine è un crimine, ogni rivolta un bene

Scusa, se la chiamo repressione

in Gli ultimi/La loro società di

Il torto della ragione

Uno ragiona e l’altro reprime.
Scorrendo le pagine dei libri di storia, soprattutto quelli che non ci hanno fatto leggere a scuola, la sintesi che ne traggo è grosso modo questa: c’è uno che ragiona e un altro che reprime, molti che tentano di migliorare le cose e altri che lo impediscono usando la forza.
Vince chi spara.

Analizzando ciò che è accaduto e che sta accadendo nel mondo, mi sembra di percepire una debolezza congenita nella ragione e nelle idee.
Appare evidente che, dove l’uomo ha cercato di far valere le sue giuste rivendicazioni con il solo strumento della parola e del dialogo, esse, la  stragrande maggioranza delle volte, sono miseramente naufragate a scapito di convinzioni  e tesi il più delle volte retrograde se non addirittura barbare e contrarie al buon senso comune.

 tutti hanno un loro personalissimo “sud”, come in una forsennata quanto insensata caccia a qualcuno da odiare

Prendiamo ad esempio la battaglia infinita contro il  razzismo, il dualismo bianchi contro neri che ancora oggi anima le province degli Stati Uniti d’America, e ci accorgeremo che la ragione, la parola e le istanze democratiche, poco sono riuscite a fare contro l’ottusità e soprattutto la violenza, morale e militare dei padroni bianchi.
I neri, in una nazione che si apprestava ad andare sulla Luna, non  avevano libero accesso ai diritti che, invece, erano garantiti ai bianchi. Esistevano i posti riservati ai neri sugli autobus, nei bagni pubblici e financo nelle scuole e ci volle l’esercito della Guardia Nazionale per scortare i primi studenti di colore che “pretendevano” di accedere all’Università. E tutto ciò avveniva nel silenzio più o meno indifferente del resto del Mondo, evidentemente afflitto dalla stessa malattia, come poteva chiaramente risultare dall’ostilità pre concetta di un francese nei confronti di un algerino, di un milanese per un calabrese, di un tedesco verso un ebreo e di un ebreo verso un palestinese.
Insomma, tutto il mondo ha il suo “negro” da trattare come un essere inferiore, che siano Rom, zingari, albanesi, tunisini, messicani,  tutti hanno un loro personalissimo “sud”, come in una forsennata quanto insensata caccia a qualcuno da odiare, probabilmente per evitare di odiare se stessi, e scusate la digressione filosofica da quattro soldi.
Il problema sta nel fatto che non tutti la pensano allo stesso modo e quindi assistiamo, nel corso del tempo, a gruppi di esseri umani virtuosi  che dicono basta ad una concezione primitiva del mondo e che questa prospettiva progressista la mettono nero su bianco.
I temi, ovviamente sono più che giusti e condivisibili, come quelli di eliminare il razzismo o cancellare  la povertà dalla faccia della terra,  ma non trovano riscontro all’interno di società solo in apparenza evolute ma in realtà conservatrici e refrattarie al cambiamento, nelle quali i virtuosi vivono e si battono.

Essi sono avversari dotati di una forza contraria e, attenzione, non uguale.

Non trovando il giusto riscontro, quindi, questi gruppi  di persone  volenterose e progressiste, iniziano quella che noi chiamiamo “lotta”, che si conduce con una serie numerosa di azioni, le più disparate, ma considerato che stiamo affrontando il problema dal punto di vista del “dialogante”, del “democratico” e quindi del “non violento”, queste azioni si concentreranno nell’ambito del confronto civile e della protesta pacifica.
Con la parola si può cambiare il mondo, dicevano alcuni pensatori del passato, e allora lo si prova a cambiare, questo mondo, usando la ratio.
Questo l’assunto, la premessa ineludibile.
Ma la Storia ci ha ampiamente dimostrato, ed in modo pressoché implacabile direi, che la ragione e la sua forza non sono poi così forti quando si scontrano  con pezzi della società plasmati dall’’arretratezza di  convenzioni religiose, di logiche stringenti del profitto  e dell’’ignoranza.
Il problema risiede nel fatto che questi pezzi della società, purtroppo, sono anche quelli che detengono il Potere, finanziario, e politico.
Essi sono avversari dotati di una forza contraria e, attenzione, non uguale.
Come potremmo definire uguale e contraria una forza che, invece di sedersi al tavolo delle trattative, carica il fucile e spara ad alzo zero per annientare il suo interlocutore? Come possiamo definire uguale l’accoglienza pacifica degli indiani d’America e il genocidio compiuto dai bianchi anglofoni alla ricerca di oro e territori da occupare? Un tragico equivoco linguistico?
Come la vogliamo chiamare la strage degli Atzechi da parte di Hernan Cortes nel 1500? Un eccesso di difesa?
Per restare in casa : è forse  “una forza “uguale” quella del Regio Esercito Italiano guidato dal generale Bava Beccaris nel 1899 che represse nel sangue la cosiddetta “rivolta del pane”?
Quella fu una legittima e sacrosanta protesta di cittadini meno abbienti, esasperati per la mancanza di cibo  e quei cittadini non erano armati, e stavano semplicemente manifestando tutti insieme per le strade di Milano un diritto che è alla base del vivere civile, ovvero il diritto a nutrirsi. Il re Umberto I diede l’ordine di disperdere i “rivoltosi” e fu una carneficina. Dov’è la proporzione?

E’ evidente che queste forze militarmente espresse dai regimi o da semplici colonizzatori del “Nuovo Mondo”,  possono considerarsi unicamente “contrarie” e non certo “uguali”.

Per essere definite “uguali”, i regimi  e i colonizzatori avrebbero dovuto sedersi al tavolo e aprire dei negoziati  dove considerare e rispettare la voce di una maggioranza che chiedeva equità sociale, nel caso dei cittadini esasperati dalla fame,  o peggio, il diritto di continuare a vivere dove erano sempre vissuti, nel caso dei nativi americani.
Chi, a quel tempo, professava la teoria della conquista del diritto sociale attraverso la protesta non violenta, attenzione, unicamente con la protesta non violenta e con la forza delle sole idee, chi lo ha fatto, ha puntualmente perso la sua partita, finendo il più delle volte per pagare con la stessa vita  le conseguenze delle loro azioni.
Ed ecco che improvvisamente, la ragione diventa torto. E tutto cambia.

Quando mai, nella storia del Mondo, una compagine della maggioranza priva di potere politico, o economico, o militare, ha realizzato le riforme nelle quali credeva e per le quali ha ritenuto giusto cimentarsi?
La risposta è mai.
La storia, invece, è piena di rivoluzioni, di sommosse, di rivolte, di colpi di mano attraverso i quali si è determinato un totale rovesciamento delle forze in campo, e la classe dominante, improvvisamente o quasi, si è trovata  a non poter più esercitare quel dominio poiché sconfitta militarmente dall’impeto di una classe fino ad allora dominata.

la forza delle idee e la forza militare.

Comunque la pensiate,  e giuste o sbagliate fossero quelle  rivoluzioni, è così che è andata.
Tutte le lotte politiche condotte con i tempi lunghi del dialogo e delle riforme esercitate su base democratica hanno finito per annacquarsi nel momento topico della loro applicazione finale,  oppure  a non realizzarsi per nulla, se non addirittura ad accelerare i tempi per una paradossale reazione della parte conservatrice, ottenendo tragicamente l’effetto contrario.
Solo nel ventesimo secolo gli esempi di ciò che dico sono scolpiti nelle pagine della storia e molte sono le vicende che hanno visto soccombere la ragione sotto i colpi della violenza e dell’arbitrio: l’avvento del fascismo dopo il biennio rosso del ‘19, la Guerra Civile Spagnola nel ‘36, il colpo di stato in Iran nel ’53 che depose Mossadeq,  l’Ungheria di Imre Nagy nel ’56,  la Primavera di Praga di Dubceck nel ’68, il colpo di Stato in Cile ad opera della giunta militare nel ’73, la strategia della tensione in Italia negli anni ’70,  e potrei continuare ancora per molto ad elencare tutte quelle stagioni durante le quali la violenza della reazione ha interrotto brutalmente un cammino verso il sogno di una maggiore eguaglianza,  spezzando militarmente Governi democraticamente eletti o movimenti di massa che facevano sentire la propria voce.
Non parliamo di quelle centinaia di episodi nei quali, le schiere di una maggioranza riformista, non hanno neppure fatto in tempo a prendere democraticamente il potere a causa della rapida repressione subita dalla minoranza dominante ma ben armata.

Esiste una morale? Non lo so.
So invece ciò che non è mai esistito e poteva esistere, ovvero il rovesciamento di un regime anti democratico,  totalitario, oppure, come oggi,  la messa in mora di una società guidata dalla minoranza elitaria borghese, senza ricorrere alla fusione dei due elementi fondanti di ogni insurrezione: la forza delle idee e la forza militare.
Due forze in una che, camminando insieme, possono avere qualche speranza di riuscire nell’intento. Una delle due, da sola, non funziona.
Le idee, da sole, non conquistano il potere, la forza, da sola, scade nella vendetta cieca e non restituisce giustizia perché la crea a sua volta.
Il resto è storia, ed una storia costellata di morti, di  colpi di Stato, di invasioni, di repressioni violente, di arresti di massa, di individui scomparsi nel nulla e mai più ritrovati e soprattutto è una storia che non concede merito agli sconfitti. E’ la storia scritta, come sempre accade, dai vincitori, perché i vinti,semplicemente, non ci sono più e non possono parlare.
E allora il mondo celebra Cristoforo Colombo come lo scopritore d’America, il navigatore coraggioso e limpido, nascondendo tra i libri che nessuno leggerà  una verità che fa male solo a sentirla, che ci racconta delle sue stragi ai danni di tribù indigene ospitali e pacifiche e del suo immane disprezzo per quei popoli che aveva “scoperto”.
Al mio paese si chiama genocidio.

Al vostro, non lo so.

 

Andrea Boni

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