Ogni ordine è un crimine, ogni rivolta un bene

L’Economia non esiste

in Capitale/La loro società di

Quando la matematica è un’opinione

Mettiamola così: l’1% più ricco della popolazione mondiale possiede più ricchezza del resto del mondo.
Ma se volessimo spaccare il capello in quattro, e per rendere ancor meglio l’idea, possiamo dire che 8 persone possiedono tanto quanto la metà più povera dell’umanità.
Inoltre, tra il 1988 e il 2011 i redditi del 10% più povero dell’umanità sono aumentati di meno di 3 dollari all’anno mentre quelli dell’1% più ricco sono aumentati 182 volte tanto.

Basta?

Direi che potremo mettere la parola fine a questo articolo e lasciare che ognuno ragioni secondo coscienza e decida da quale parte stare, o  meglio, che qualcuno comprenda in quale parte effettivamente vive, senza correre il rischio di immaginarsi di appartenere ad una classe che non gli compete. Ognuno al suo posto, e senza spingere.
Questo quindi il bipolarismo tra ricchi e poveri, e in mezzo una vasta middle class piccolo borghese che ogni anno vede diminuire sia il suo potere d’acquisto sia il suo potere, diciamo così, contrattuale, se vogliamo vederla in un’ottica politica. Ergo,  la classe media non conta più un cazzo.

L’economia non è una scienza, poiché le regole economiche non avrebbero alcun senso se non fossero determinate dalle scelte

Contano gli indicatori economici. Conta il tasso di interesse che la BCE richiede a chi vuole comprare Euro, conta l’Euribor, conta il pareggio di bilancio, conta lo spread, i Credit Swap Deafault, le agenzie di rating e l’indice Dow Jones. La Borsa di Milano, non conta più un cazzo neanche lei.
Ma l’economia come scienza non esiste e non fatevi prendere per il culo perché si tratta di una grande, immensa e clamorosa orchestra, messa su per rendere difficili, difficilissime, le cose più semplici di questo mondo.
Innanzitutto iniziamo col dire che tutte le regole dell’Economia (oggi) sono concepite a favore di quell’1% della popolazione che se la spassa allegramente mentre voi vi fate un culo come un cappello da prete.
L’economia non è una scienza, poiché le  regole economiche non avrebbero alcun senso se non fossero determinate dalle scelte, e da scelte politiche, beninteso. Non può esserci un modello buono per tutti, proprio perché non è scienza, ma arbitrio puro e semplice.
Come si potrebbe, ad esempio, curare in egual misura gli interessi economici di un padrone di casa e del suo inquilino, del titolare della fabbrica e dei suoi operai, di un possidente agrario e dei suoi mezzadri?
Impossibile. Sono le scelte politiche che orientano e sanciscono il verso dell’Economia e della Finanza mondiale, e oggi, questo verso, è quello rappresentato dalla corrente che sta vincendo la partita, quella neo liberista.
Un esempio facile facile: se una banca ha bisogno di euro deve rivolgersi alla Banca Centrale Europea, bene. La Banca Centrale Europea concede i suoi euro allo 0,05% di interesse, ovvero, su 100 euro prestati, ne vuole indietro 100,05. Chiaro, no? Facile.
Ora, se l’Economia mondiale fosse regolata da quel 99% di persone che vivono nel mondo, la banca che ha preso gli euro allo 0,05 di interesse dovrebbe prestarli alle imprese e ai privati cittadini che ne fanno richiesta allo 0,06% o al massimo allo 0,10%. Perché  invece la banca li presta al 5% e anche oltre?
Cioè, come funziona? Io devo pagare una percentuale enorme di questi soldi per il semplice scopo di arricchire qualcuno già straricco di suo, e tutto perché non esiste un organo di controllo, magari statale, che impedisce questo “ricarico” senza senso se non per lucrare sul denaro?
Fare i soldi senza produrre, fare denaro con il denaro è una pratica che andrebbe debellata e combattuta come il cancro da qualsiasi Stato mondiale e, se tutti lo facessero, quel 99% della popolazione risparmierebbe centinaia e centinaia di miliardi, accrescendo il benessere e mettendo in moto i consumi.

Ma regole come il “pareggio di bilancio in Costituzione”, parole come “spending review e concetti come “austerità” sono motti confezionati e caldeggiati dall’1% della popolazione, non certo dal restante 99.

Ma questo oggi non avviene, perché le regole sono pensate e scritte dal e per l’1% della popolazione che, come avete potuto leggere al principio di questo articolo, si è arricchita di 182 volte la sua ricchezza iniziale. E lo ha fatto anche grazie alla possibilità di vendere a tanto il denaro che ha acquistato a poco.
Potrei entrare nel merito parlando della totale assenza di vincoli valutari, borsistici e doganali che impedirebbero speculazioni criminali che oggi affamano tre quarti del mondo, tre quarti del mondo che l’1% della popolazione considera come fumo negli occhi, saltando alla gola di chiunque osi alzare il ditino e ricordare a lor signori che senza vincoli e senza controlli il mondo diventa una jungla, a tutto vantaggio del più forte, ovviamente.
Ma lasciamo stare. Corriamo il rischio di addentrarci in tematiche in apparenza complesse (ma che complesse non sono) e che tuttavia meriterebbero maggior spazio di quanto consenta questo articolo.
Il trucco è quello di pensare semplice, di vedere le cose come realmente sono e non come qualcuno vuol farci credere.
Se uno Stato sovrano non può finanziare “allo scoperto”, cioè senza coperture di bilancio e quindi sforando la propria quota debito/pil (bestemmia!) i progetti che riguardano lo sviluppo del suo paese, le infrastrutture e gli incentivi alle fasce deboli, allora è chiaro che questo Stato si impoverirà.
Se adotto una politica di compressione dei salari, conseguenza del mancato finanziamento allo “scoperto”, è ovvio che le persone acquisteranno di meno e i consumi avranno una caduta con la conseguente crisi produttiva delle imprese; se questo Stato sovrano non investe in infrastrutture la qualità della vita peggiorerà e con essa la fiducia nel futuro e l’impossibilità di scambiare commercialmente i beni e i servizi, con la conseguenza  di frenare il progresso e l’impulso economico di quel, Paese. La recessione.
Ma regole come il “pareggio di bilancio in Costituzione”, parole come “spending review e concetti come “austerità” sono motti confezionati e caldeggiati dall’1% della popolazione, non certo dal restante 99.
E’ il trionfo della famosa “deregulation”, la parolina in inglese che sembra molto rock ‘n roll e che invece significa semplicemente assenza di regole, di alcune regole, quelle appunto che sarebbero deputate a regolare, calmierare, controllare e depotenziare chi cerca di arraffare tutto il cucuzzaro come fossimo nel far west.
Così scopriamo che, per esempio,  con il finanziamento allo “scoperto” da parte dello Stato non accadrebbe assolutamente nulla di irreparabile, anzi, e ci sono fior fior di serissime  pubblicazioni che parlano a  sostegno di questa visione del mondo.
Peccato che la linea politica attuale dica esattamente il contrario. Ma badate, perché non è affatto  una politica economica sbagliata, perché non c’è mai niente di sbagliato in economia, dove due + due, alla fine, fa sempre quattro.
La differenza, semmai, sta nel sapere in quali tasche finisce quel “quattro” e quanto ne rimane a disposizione della collettività.
E’ una linea politica appannaggio di alcuni e a svantaggio di altri. Tutto qui.
La cosa bizzarra è che anche il 99% penalizzato da questa visione del mondo pensa che questo sia l’unico modo per stare in piedi, male, ma l’unico per  non cadere.
Si chiama Pensiero Unico in Economia, uno dei concetti cardine di questi ultimi trent’anni di vita sul pianeta Terra.

i detentori del Pensiero Unico ci dicono che il diritto di parola esiste, ma sottovoce, con calma e per favore

E il Pensiero Unico si plasma e si cura come un delicatissimo bonsai, innaffiandolo ogni santo giorno, prendendosene  cura come faresti con un neonato, accudendolo con amore e impegno.
E per fare bene questo lavoro certosino occorre l’appoggio incondizionato dei media, ma anche  la messa in mora degli “intellettuali organici”, come li chiamava Gramsci, quelli che potrebbero, proprio grazie al loro lavoro da intellettuali, svegliare le coscienze, dirci che il Re è nudo, aprire la strada alle  idee e alla coscienza comune.
Quindi, mancano gli intellettuali organici, ma al loro posto abbiamo i celerini, che sono molto organici, nel senso che quando usano il manganello rinforzato mirano direttamente agli organi sensibili dei manifestanti, e dopo due o tre cariche ben assestate tendono a placare chi osa protestare in maniera troppo vivace.
Ci mancherebbe, perché i detentori del Pensiero Unico ci dicono che il diritto di parola esiste, ma sottovoce, con calma e per favore, senza urlare, e soprattutto senza turbare l’ordine pubblico.
All’1% della popolazione non rimane altro che battere sull’incudine per tutta la giornata e far credere che l’economia sia la materia più difficile del mondo, in modo da non fare entrare qualche curioso impenitente, capace di poter svelare la rapina che si nasconde dietro il pensiero Neo liberista.
Nel frattempo, quel 99% che popola il mondo, continua ad obbedire e a produrre una ricchezza che non sarà mai sua e per farlo si alza all’alba e va a letto presto la sera, lavora di notte quando gli altri possono dormire, accetta compensi senza contratto e muore senza sapere perché ha vissuto.

Vi sembro pessimista?

Buonanotte popolo,

 

Andrea Boni

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