Ogni ordine è un crimine, ogni rivolta un bene

Il futuro ci attende a gambe aperte

in Abusi e Costumi/La loro società di

La spia che mi amava

L’immensa rete da pesca dei social network è calata sulle nostre teste.
Dal 2004, anno di fondazione di Facebook, sempre più pesci ne rimangono impigliati. Invisibili maglie, anno dopo anno più fitte e pervasive. Tale rastrellamento globale è in continua evoluzione, muta nome, forme e colori, ma non cambia il fine ultimo: schedare, controllare, prevenire, prevedere, influire sulle scelte commerciali e politiche dell’uomo.
Si dice che l’informazione è potere. Mai come nei favolosi Duemila, il potere ha potuto godere di informazioni così numerose e dettagliate: un potere, quindi, assai più forte del potere novecentesco. Miliardi di informazioni di altissima qualità, ribattezzate dati. Ogni pesce, centinaia di dati.
Abbiamo già avuto modo di parlare dell’operato di Mr. Zuckerberg dalle pagine di questo sito. E da allora nulla è cambiato. Oltre due miliardi di persone nel mondo (34 milioni in Italia) continuano giorno e notte a riversare le proprie vite su Facebook, mentre qualche milione è emigrato su Instagram. Questo il quadro.
Non sono bastate nemmeno le voci interne di ex dirigenti “pentiti” che hanno svelato al mondo intero le finalità e il modus operandi tutt’altro che social della piattaforma, né il caso “Cambridge Analytica”, ovvero la prova provata che le identità dei naviganti sono utilizzate anche per fini politici. E nemmeno le menzogne spudorate, il costante slalom delle normative sulla privacy, l’elusione fiscale. Nulla ha scalfito il magico regno del social dei like. Complimenti a loro, a riprova della potenza di chi detiene i mezzi di comunicazione e complimenti a noi che perseveriamo nel suicidio con costanza, senza indietreggiare di un passo.
Giunti a questo punto, ci sarebbe da alzare bandiera bianca e accettare la lenta e scientifica estinzione delle nostre libertà. Ma siccome noi di Anomalia vogliamo farci del male, continuiamo nella nostra solitaria divulgazione di ciò che ci capita sotto al naso e che (ci pare) puzzi di merda.
Così siamo andati a dare un’occhiata al paese più tecnologico del pianeta, avanguardia hi-tech e faro della civiltà digitale. Gli Stati Uniti? No, la Cina, oggi riferimento per gli stessi americani.
Osservare gli esempi di modernità di chi è più “avanti”, anticipa le forme di sviluppo che potremmo meritarci in futuro. Non è semplice, ma cercherò di riassumere ciò che sta accadendo nella terra dei panda.

Grazie al riconoscimento facciale, pagare non è mai stato così divertente.

Digerito l’utilizzo degli smartphone come unico mezzo per compiere ogni genere di attività quotidiana, ora i cinesi sono valutati… dagli smartphone. Ma facciamo un passo indietro.
In una società capitalistica sempre più complessa, schizofrenica e difficile da governare, le parole “onestà” e “credibilità” (vi ricorda qualcuno?) hanno cominciato a comparire insistentemente in tutti gli slogan politici e commerciali: bisognava creare un rigido regime di sorveglianza ma ammorbidito dal mito della meritocrazia, dal mito del buon padre di famiglia che premia i figli buoni e castiga i disobbedienti. “Il senso di sicurezza è il migliore regalo che un paese possa offrire al suo popolo”: a pronunciare queste parole non è il nostro ducetto Salvini ma il presidente Xi Jimping in un documentario-spot sulla videosorveglianza del 2017.
Il primo passo lo fece la banca centrale cinese adottando il principio del Credit Score (“rating del credito”), come negli Stati Uniti, dove un punteggio indicava la solvibilità dei singoli cittadini. Ma il piano era andare oltre questa semplice valutazione sull’affidabilità finanziaria, raccogliendo progressivamente informazioni di ogni genere al fine di “permettere a persone o imprese irreprensibili ma che non sono conosciute, di accedere, grazie ai nuovi criteri, a prestiti, appalti e molte altre opportunità”, come dichiarato da Lin Ju Nyue, uno dei massimi teorici del sistema del credito sociale. Dati, nemmeno a dirlo, raccolti sulle reti sociali e su applicazioni di smartphone, oltre che da un sistema di videosorveglianza a riconoscimento facciale.
Così, il punteggio, sotto forma di certificato con il relativo timbro, viene oggi distribuito dall’ufficio comunale. Gli abitanti dispongono di un capitale di partenza di 1000 punti e figurano d’ufficio nella categoria A. Sulla base dei punti che guadagnano o perdono, salgono verso A+ oppure scendono verso le categorie B, C, D. Basta perdere un punto che, con lo score a 999, si scivola verso il B e magari ci si vede rifiutare un prestito immobiliare dalla banca.
Ogni sera, alcune emittenti televisive trasmettono un programma dal titolo “La vita del popolo 360”: una serie di comportamenti anti-civici colti dalle telecamere di videosorveglianza nelle ultime 24 ore. Mutande appese a uno steccato esterno, un vecchio divano abbandonato su un marciapiede (detrazione di tre punti sociali) o, peggio ancora, autisti che non rallentano davanti alle strisce pedonali (cinque punti) e pedoni che attraversano dappertutto. E guai a litigare (costerà dieci punti) o scrivere sui muri insulti e madonne contro il governo (cinquanta punti). Targhe, volti, talora nomi dei disturbatori gettati in pasto al pubblico ludibrio. Chi sprofonda nella black list può sempre fare ammenda e recuperare credibilità sociale (e punti) potando l’albero del vicino (un punto), oppure accompagnare al mercato una persona anziana (un punto: con il limite dei due “passaggi” al mese), pulire e cucinare per una persona malata (quattro punti) e così via.
Quarantatré municipalità pilota stanno già testando il dispositivo, ognuna con le proprie pratiche di credito sociale. A partire dal 2020 verrà implementato completamente e reso obbligatorio per ogni cittadino, definendo regole, punizioni e premi. Alcuni tipi di punizioni potranno essere: divieto di volo, esclusione da scuole private, rallentamento della connessione internet, esclusione da lavori ad alto prestigio o da certi hotel. Al contempo, i buoni saranno premiati con accesso facilitato a finanziamenti, affitti e noleggi, facilitazioni di viaggi e spostamenti, status sociale, ecc.

Sarebbe come chiedere al prigioniero di sorvegliare il direttore del carcere.

Questo per quanto riguarda il sistema pubblico municipale. Ma c’è un secondo livello, quello privato, ancora più invasivo perché sfrutta strumenti più allettanti. Vedremo in seguito come questi due livelli non sono contrapposti, ma comunicanti, fino a creare un muro invalicabile.
Eccoci al privato e al famigerato Sesame Credit. Agli utilizzatori della nota piattaforma di pagamento online Alipay (lanciata nel 2004 da Alibaba – l’Amazon cinese – e valutata 60 miliardi di dollari, quanto Ubs), vengono assegnati dei punteggi – da 350 a 950 – chiamati “credito Sesamo”, stabiliti a partire dagli acquisti e dalle attività sulla rete mediante l’app WeChat (il WhatsApp cinese), prodotta dal colosso Tencent (che oggi vale più di Facebook). Dopo essere diventata una sorta di contenitore di tutte le altre app, imponendo un modello unico e un “mondo”, oggi in Cina con il duo WeChat-Alipay si fa praticamente tutto: si pagano servizi online, ma anche offline, si trova lavoro, si prenotano vacanze, cene, taxi, visite mediche, si pagano le tasse, ecc. Basterà scannerizzare il codice QR (codice a barra di nuova concezione) presente sui prodotti con il cellulare e il gioco è fatto.
Inutile dire che l’incredibile mole di informazioni prodotta da ogni navigante – come condivisione di notizie, visualizzazioni di video, invio di messaggi – ha permesso uno stupefacente intreccio di dati utilizzati anche in funzione securitaria. Un esempio: le app che forniscono geolocalizzazione su WeChat consentono alla polizia cinese – dati privati ma che possono essere richiesti dal governo – di registrare strani affollamenti di persone in posti “sensibili”. Così come si è scoperto che possono risalire anche alle discussioni che sono state cancellate dagli utenti.
Chi ottiene buoni punteggi riceve i soliti ambiti “privilegi”, fra i quali microcredito al consumo (da spendere, nemmeno a dirlo, su Alibaba).
Preoccupata per l’umore non sempre spumeggiante dei cinesi, Alipay ha di recente sviluppato il sistema “Smile to pay”: grazie al riconoscimento facciale, pagare non è mai stato così divertente. In Cina il sistema è già attivo nei fast food di Kfc, nei musei e in molti altri luoghi è in corso di sperimentazione.
Nel febbraio 2015, Li Yingyun, direttore della tecnologia del credito Sesamo, ha spiegato che: “Una persona che si dedica ai videogiochi [online e a pagamento] per dieci ore al giorno sarà considerata pigra, mentre chi compra con frequenza pannolini per neonati, si suppone sia un genitore, dunque dotato di senso di responsabilità più elevato”.
Ci risiamo. L’algoritmo, programmato arbitrariamente da pochi individui, diviene legge, sovrano e giudice incontrastato di milioni di persone ignare di ciò che la macchina è in grado di captare ed elaborare. E così tutto si conforma e si rimodella secondo questo principio assoluto.

Dal 2018 alcune amministrazioni permettono di abbandonare la carta di cittadinanza (già elettronica) e passare a un’app che svolge servizi equivalenti. Quale? WeChat, con l’aggancio al credito Sesamo. Ecco come il privato, Alibaba, si fonde con il pubblico. Così come la banca centrale ha consentito ad Alibaba e ad altre imprese finanziarie di accedere a tutte le informazioni bancarie e fiscali della popolazione. Nulla di nuovo, tra poteri si litiga di giorno e si fa l’amore di notte. Tramonta così l’ingenua speranza che siano le leggi della politica a limitare l’espansione del privato.

D’altronde, posta l’intera nostra esistenza in mano a colossi capitalistici e governi con ambizioni tiranniche, c’è da aspettarsi di tutto. Sarebbe come chiedere al prigioniero di sorvegliare il direttore del carcere. Una barzelletta.
Per tornare dalle nostre parti, non vi dice nulla la martellante campagna mediatica anti-contanti? E la carta di credito Apple Pay? E che dire dell’imminente sbarco nel settore bancario di Facebook (WhatsApp come WeChat), di Amazon e Google?
Stanno arrivando. Buona Cina a tutti.

Matrix

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