Ogni ordine è un crimine, ogni rivolta un bene

Il cacio sulle elezioni

in Gli ultimi/La loro società di

Tutti pazzi per i pastori

In queste ultime settimane avrete certamente sentito  il baccano che i media main stream stanno facendo intorno alla questione dei pastori sardi, con il latte gettato in terra  a tonnellate dagli allevatori ovini, i blocchi autostradali , le proteste massicce sotto le finestre del Ministero degli Interni a Roma e compagnia cantando.
L’Italia s’è desta e ha scoperto il Pecorino.

I pastori e i Transformer. Sembra un film Fantasy, ma non lo è.

L’oggetto del contendere è il Pecorino Romano, che di romano però non ha nulla perché si produce quasi interamente in Sardegna e rappresenta, come si dice, il fiore all’occhiello dell’agricoltura sarda da una vita.
La questione è di una semplicità estrema: da una parte ci sono i pastori che allevano le loro pecore e dalle quali ricavano un latte pregiato e dall’altra i cosiddetti “trasformatori”, ovvero le aziende del settore caseario,  che acquistano e  trasformano il latte dei pastorelli in pregiato Pecorino Romano.   I pastori e i Transformer. Sembra un film Fantasy, ma non lo è.
I Transformer  vendono la loro merce alle catene della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) e infine arrivo io che metto il pezzo di Pecorino dentro il carrello della spesa.
La filiera è questa.
Succede però che qualcuno ciurla nel manico e non si accontenta di guadagnare 100 e vuole arricchirsi più del lecito e quindi acquista una gran quantità di latte per produrre più Pecorino di quanto stabilito dalla legge;  una leggina piccola piccola, creata appositamente per evitare il pericolo della sovra produzione. La sua ragion d’essere  è  elementare: se immetto sul  mercato una quantità eccessiva di un prodotto, nel nostro caso di Pecorino Romano D.O.P. , esso si deprezzerà e soprattutto farà fatica a difendersi durante le inevitabili oscillazioni economiche , spesso  eccessivamente fluttuanti, soprattutto quando si parla di prodotti agricoli, più esposti di altri a variabili legate all’ambiente, alle malattie degli animali o al costo della mano d’opera.

Ma si sa, nel mondo comanda il Capitale, mica un pastorello con i calzoni rotti e le mani che puzzano di pecora.

Dunque, dicevamo. Si viene a sapere che 33 produttori di Pecorino Romano su 35 hanno sforato la quota consentita di produzione consentita dalla legge, sbattendosene la minchia del pericolo della sovra esposizione del prodotto e causando, peraltro, un sensibile ribasso del prezzo della materia prima, cioè del latte prodotto dai pastori sardi, nella fattispecie.
Basti pensare che nel 2016 il fatturato ricavato dalla vendita di Pecorino Romano ammontava a 251 milioni di euro, mentre nel 2017, lo stesso era sceso a 151 milioni di euro. Un crollo vero e proprio.
Forse hanno un tantinello esagerato con la produzione? Temo di si.
Ora voi penserete:  chissà che culo gli hanno fatto i Carabinieri del N.A.S. e la Guardia di Finanza  a questi mascalzoni che rischiano di mandare a gambe all’aria un intero ciclo produttivo di una Regione come la Sardegna!
Reggetevi forte: una salatissima multa di qualche centesimo, per la precisione 17, per ogni litro di latte acquistato. Questo è tutto.
Ma si sa, nel mondo comanda il Capitale, mica un pastorello con i calzoni rotti e le mani che puzzano di pecora, e le leggi, ve lo abbiamo  sempre detto da questo sito, sono fatte dai Padroni, e non dai pastori.
Capirete che, se queste sono le misure che una Nazione concepisce per i Padroni che devono “fare impresa”, viene logico pensare che, chi deve fare impresa, fa un po’ come cazzo gli pare.
E infatti, è esattamente ciò che fanno. Tutti i giorni della loro vita da grassatori di professione.
Nel frattempo, sforando sforando,  il prezzo del latte è sceso in pochi anni a 58 centesimi per litro, quando il costo vivo per produrre un litro di quel latte è di 74 centesimi. Tradotto, il pastore va in perdita e finisce nella merda.

E allora, a un certo punto, il pastore si incazza.

Ma non si incazza adesso. No. Al pastore sardo gli girano i cojones da diverso tempo e sono almeno una decina d’anni e più che cerca di far sentire la sua voce.
Ma allora perché giornali e telegiornali sbattono la questione del latte e del pecorino in Prima Pagina, e perché solo ora?
Semplice. Per due ordini di motivi: il primo è perché i pastori sardi, mai prima di oggi erano arrivati ad un gesto così estremo come quello di gettare il latte per la strada, bloccando il traffico dell’isola e facendo la faccia brutta.
In secondo luogo, e aspetto direi decisivo di tutta la questione, è quello che questi gesti estremi e questa protesta vibrante sono state messe in piedi a pochi giorni delle prossime elezioni Regionali sarde.
Ma guarda un po’.
D’incanto, magicamente, tutti, ma dico proprio tutti i rappresentanti dei partiti presenti in Parlamento, oltre alle varie Liste Civiche operanti sull’isola, si sono scatenate in una rincorsa al pastorello, con tanto di tweet accorati, selfie sorridenti col mungitore di turno, proclami alla Cola di Rienzo e indignazione un tanto al chilo.
Giornali e telegiornali, con il loro rumore mediatico spacciato per informazione, fiutando la bagarre, hanno fatto da altoparlanti telecomandati ai nostri rappresentanti politici, spaventati dallo spauracchio di una pericolosa restituzione di massa  della scheda elettorale e attratti da una possibile vittoria in caso di “cavalcata sulla pecora”, una nuova disciplina italica che sembra promettere poltrone e guarentigie da leccarsi i baffi.

Ecco a cosa servono le elezioni. A far conoscere al resto del mondo una realtà di sfruttamento e disequilibrio sociale che in Sardegna si tocca con mano da almeno cento anni.
Dei pastori sardi, in realtà, non è mai fregato un cazzo a nessuno, soprattutto alla classe dirigente Nazionale. Ma l’elezione per la poltrona di Governatore dell’isola fa gola a chiunque, e quindi, per un quarto d’ora, tutti si schierano a favore del povero pastore, deplorando quei cattivoni delle industrie casearie che strozzano il produttore della materia prima come fossimo in un’industria di Manchester a fine ottocento.
Tuttavia, nessun politico ci spiega perché mai le sanzioni previste per le industrie che delinquono somiglino ad una tiratina d’orecchie piuttosto che ad una sanzione. Eppure, quelle leggi che fanno il solletico alle industrie casearie  e che consentono, di fatto, di fare a pezzi un mercato, le hanno pensate, scritte e votate loro, i nostri rappresentanti  politici che ora piangono, è il caso di dirlo, sul latte versato.
Figli di puttana.

E’ una banale storia di sfruttamento, come ce ne sono a centinaia in questa merda di Paese.
Ma per fortuna che questa nella quale viviamo è una democrazia rappresentativa, e ogni cinque anni si va a votare, e allora puoi protestare e sapere che qualcuno ascolterà, e sperare  poi in qualche sovvenzionamento statale.
Esattamente ciò che sta accadendo in Sardegna, con la proposta del furbo Salvini, il quale ha promesso lo stanziamento di 144 milioni di euro con i quali lo Stato acquisterà tutto il Pecorino in eccedenza sul mercato, ristabilendo così  il normale equilibrio sul flusso della domanda e dell’offerta (cos’è il genio….).
A posto; così  il cittadino pagherà di tasca propria  le porcate della grande industria.
Un film già visto.

Mi domando quante prove dobbiamo ancora portare per dimostrare la bestialità morale che si nasconde dietro il meccanismo del voto così come è concepito in una democrazia rappresentativa.
Quante volte dovremo assistere a questi mortificanti balli in maschera, con la vittima che si concede al miglior offerente  e lo sfruttatore che gli mette nel cappello quattro spicci ?
E tutto per una manciata di voti, consentendo al rappresentante di turno di diventare in un attimo il padrone assoluto, il Comandante, colui che decide della sorte degli altri.
Quanto durerà? E cosa possiamo fare?
Per esempio: potremo dire ai pastori che hanno imboccato la strada giusta e che non si devono accontentare della mancia, ma convincersi che per cambiare davvero le cose e fare in modo che si esca per sempre dalla condizione di sfruttati, bisogna, giustamente,  buttare il latte per la strada, fermare i Tir dei padroni, anche con la forza; mettere paura a chi vuole comandare sulle nostre vite e lottare con la stessa costanza con la quale l’industria ci vorrebbe schiavi.
Fino alla fine.
E smettere di votare, smettere di delegare a gente sconosciuta che non sa chi siamo e che è in cerca solo di servi;  e smettere di pensare che il mondo è così che va, perché non è vero.

Il mondo non va così, ma è ciò che vogliono farci credere.
E noi non ci crediamo più. Da un pezzo.

Buonanotte Popolo,

Andrea Boni

Ultimi articoli "Gli ultimi"

Questi non stanno bene

Cronache da un Manicomio. Il Reddito di Cittadinanza ora è Legge. Inoltriamoci

La musica del diavolo

Finalmente svelata tutta la verità sul diavolo e i suoi gusti musicali.

Arrigoni contro Golia

Vittorio Arrigoni e la sua sfida alla disinformazione di massa: in soccorso

Una storia normale

La storia di Angela. Diario di un incontro e del mondo che
Torna SU