Ogni ordine è un crimine, ogni rivolta un bene

E’ morto solo Frizzi

in La loro società/TV Sorrisi e Cazzoni di

Il presentatore garbato

In questa allucinante fine di marzo, presso l’area deposito combustibile del Porto Industriale di Livorno, due operai sono morti a causa di un’esplosione.
I due lavoravano in un’azienda, la Labromare, che si occupa di bonifiche ambientali, e ci sono rimasti secchi, saltati in aria per un nonnulla.
Stiamo parlando del Porto di Livorno e del suo quinto incidente mortale negli ultimi nove anni. Complimenti.
Nello stesso giorno, a Massa, un operaio della Sanac, azienda che tratta materiale refrattario, è rimasto gravemente ferito a causa di un’esplosione avvenuta nel reparto di miscelazione.

Una scossa e via, come la sedia elettrica, ma senza processo e senza giuria, così, per direttissima, e colpevole solo di essere un operaio.

A Bologna, sempre in quei due maledettissimi giorni di fine marzo, un operaio di 56 anni è morto folgorato mentre stava svolgendo dei lavori di manutenzione sulla linea elettrica ferroviaria al bivio Navile presso Bologna.
L’uomo lavorava per una ditta appaltatrice, la Sifel. Una scossa e via, come la sedia elettrica, ma senza processo e senza giuria, così, per direttissima, e colpevole solo di essere un operaio.
Tre morti e un ferito grave in 24 ore, e non è un record, purtroppo, perché abbiamo visto di peggio.
Per sapere di questa mattanza, sui quotidiani nazionali un articolo di spalla e non certo in Prima Pagina; in televisione venti secondi di commento e non certo in apertura.

Una follia collettiva, un rito pagano, un culto della personalità nell’alto dei cieli che ha dell’incomprensibile

Poi, nelle stesse ore, ascolto la notizia della morte di un  presentatore televisivo,  Fabrizio Frizzi.
Tutti i telegiornali nazionali gli dedicano la copertina, tutti i maggiori quotidiani ne parlano in Prima Pagina con titoli a nove colonne, e poi diretta televisiva dei suoi funerali, edizione monografica di “Porta a Porta” del solerte Bruno Vespa, approfondimenti nelle trasmissioni del pomeriggio e sospensione dei format di intrattenimento Rai il giorno della scomparsa, per rispetto verso il defunto, si capisce.
Una valanga mediatica che ha portato a gremire la chiesa degli Artisti di Piazza del Popolo in Roma, luogo dei funerali di Frizzi, con oltre 10.000 persone.
Una follia collettiva, un rito pagano, un culto della personalità nell’alto dei cieli che ha dell’incomprensibile se non fossimo in una società che ha perduto la ragione, oltre al pudore e alla decenza.

Tuttavia, da un certo punto di vista, trovo affascinante guardare il mondo attraverso questo caleidoscopio multiforme e assurdo. Il segno dei tempi e l’esemplificazione materiale dello svuotamento cerebrale che la società dei consumi è riuscita a realizzare in pochi decenni, almeno da quando Pier Paolo Pasolini isolò il bacillo nei suoi Scritti Corsari e nelle Lettere Luterane. Ovviamente nel silenzio generale.

Ma uno di noi chi? Perché?

Un presentatore televisivo, il Frizzi, che guadagnava in un anno quanto i tre operai morti non avrebbero guadagnato in dieci, viene celebrato come il Santo Patrono e raccontato in tutte le sue intime sfaccettature, fino a esaltare come sublime anche il semplice banalissimo fatto che egli avesse una bambina di cinque anni.
Era uno di noi, ci hanno ripetuto fino allo sfinimento.
Ma uno di noi chi? Perché?
Era un tipo simpatico Frizzi, rideva sempre, era gentile con tutti e anche garbato,  di mestiere faceva il presentatore televisivo ed era sposato con una donna che amava.
I tre operai morti sul lavoro in maniera atroce, invece, non li conosciamo, non sappiamo se avessero anche  loro dei figli piccoli, magari di cinque anni, o se fossero innamorati di una donna che viveva al loro fianco, e non sappiamo neppure se ridevano spesso né se fossero garbati.
Non lo sapremo mai, perché loro erano schiavi, e gli schiavi, quando muoiono, non devono fare rumore.
Devono morire, ma in silenzio, soprattutto se crepano mentre sono lì a svolgere il loro lavoro precario e sottopagato, magari di notte, senza un cane a tenergli la mano mentre se ne vanno all’altro mondo.
Morissero, ma senza disturbare il rito messianico del presentatore garbato.
Morti, ma senza diretta televisiva e senza folla ai funerali.
E’ così che gli schiavi rimangono invisibili.
Come quando erano vivi.

Pasquino

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