Ogni ordine è un crimine, ogni rivolta un bene

Cantare e non parlare

in TV Sorrisi e Cazzoni di

I Talent Show i polli e il mangime

Ed è così che dopo una decina d’anni,  siamo arrivati ormai a metabolizzare  un’altra delle belle invenzioni Made in USA. I Talent show.

Bel cazzo di capolavoro .

D’altronde era inevitabile finisse così, dal “Gioco delle coppie” in avanti, sono ormai più di trent’anni che ci impacchettano i famosi “Format” per posta aerea; noi non dobbiamo fare altro che scartare e iniziare a giocare, seguendo scrupolosamente il libretto delle istruzioni. Il format è il format; stessa scenografia, stessi copioni, stesse musiche, stesso impianto narrativo e stesso obiettivo. Evviva la creatività e, soprattutto, la pluralità.

Dei Talent, l’aspetto più miserevole, a mio avviso, è il suo fine ultimo, ovvero arrivare al totale controllo della carriera, e quindi anche della vita degli artisti selezionati per la vittoria. Tutto ciò ha un preciso obiettivo che oltre ad investire l’aspetto industriale, riveste un retroscena squisitamente politico, come sempre d’altronde: mettere la mordacchia alla personalità ingombrante e difficilmente manipolabile  dei grandi autori ed evitarne l’eventuale dissenso a diffusione planetaria.

Il “pilota automatico” dei Talent evita alla fonte di veicolare messaggi per lo più indesiderati e soprattutto impedisce di sviluppare un pensiero critico nei confronti del mondo nel quale abitiamo.

Il cantante si manifestava come una sorta di esperimento genetico a metà tra l’imitazione di Mick Jagger e lo scemo del villaggio.

Jimi Hendrix che suona l’inno americano con le bombe sul palco, in effetti, rompe i coglioni, o gli U2, o i Clash, insomma, l’establishment non può più permettersi che attraverso l’arte si possano seminare pillole velenose contro di loro.

Meglio, molto meglio, allevare polli da batteria e puntare tutto sull’interprete e non sull’autore. Si valuta la bella voce, o il modo di affrontare il palco, il famoso “front man”, riducendo il tutto ad una carrellata squallida e imbarazzante di ragazzi trasformati in macchiette, tutti intenti a scimmiottare idoli del passato senza però firmarne i contenuti. Di concetti, denunce, graffi, neanche l’ombra.

L’altro giorno ho avuto modo di guardare attentamente “X Factor”, forse il più celebre allevamento intensivo di pollame musicale,  e sono rimasto impressionato dall’atteggiamento di uno dei componenti del gruppo in gara per la vittoria finale: i  “Maneskine” (boh). Il cantante si manifestava come una sorta di esperimento genetico a metà tra l’imitazione di Mick Jagger e lo scemo del villaggio.
La cosa che mi ha maggiormente intristito è stato  notare quanto il ragazzotto ci credesse e come fosse infervorato, preso in una specie di trance agonistica che lo proiettava nell’Olimpo degli idoli.
Quel ragazzo, poverino, non lo sa, ma se lo stanno facendo al forno con le patate e il suo destino, come quello di tanti altri appartenenti alla batteria dei talent, è destinato penosamente a sfiorire, e se lui sarà uno dei pochissimi a resistere nella Hall of Fame, decine di altri se ne sono già andati o finiranno per andare dentro il bidone della spazzatura.

Ma l’obiettivo è raggiunto e continuando di questo passo non potremo permetterci, non dico un Hendrix, ma neanche un Bennato prima maniera, o con poche pretese un Celentano che denunciava la speculazione edilizia nella Milano degli anni ’60. Dei Battiato,  dei De Andrè e compagnia cantando (appunto) manco a parlarne.
Tutti in fila per tre allora,  pronti a farsi giudicare da quattro pupazzi patetici, eretti a sommi togati da chi organizza la partita.

Chi invece  al Talent non ci vuole proprio andare deve accontentarsi del famoso circuito “Indipendente”, che poi tradotto significa  “fuori”, “dietro”, “escluso”, “nascosto”.
Ecco, se spulciate bene in questa boscaglia disordinata e scura, potreste imbattervi in un tipo che si chiama Giovanni Truppi. Giovanni è bravo, davvero un talento, quello vero, però ha un difetto: pensa, è quel che pensa, guarda un po’ che bizzarria, lo scrive e lo mette in musica. Peccato, perché ha una bella voce.

Buonanotte Popolo.

Pasquino

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