Ogni ordine è un crimine, ogni rivolta un bene

Biancaneve e i sette nani

in Abusi e Costumi/La loro società di

Educhiamole da piccole

Ogni civiltà ha le favole che si merita e noi occidentali, i conquistatori del mondo, abbiamo le nostre.
Dopo un’analisi approfondita sulle favole più in voga in questo fantastico emisfero di psicopatici, direi che emerge fondamentalmente quella che potremo chiamare la regina delle fiabe: Biancaneve e i sette nani, scritta agli inizi del 1800 dai tedeschi Jacob e Wilhelm Grimm, due fratelli con un evidente disturbi mentali.
Dunque, vediamo di capire un po’ con chi abbiamo a che fare.

Biancaneve nasce ricca, che si sappia. E’ la figlia di un pezzo grosso e vive in uno splendido castello immerso nei boschi della Bassa Sassonia.
Ancora adolescente, Biancaneve perde la mamma, che muore per motivi a noi sconosciuti.
Il ricco padre prontamente  si risposa, ma la matrigna, notevole pezzo di gnocca, è assai cattiva ed emerge chiaramente  la sua collusione  con la Mala del luogo, insomma, un tipetto poco raccomandabile, invidiosa e gelosa di chiunque possa insidiare la sua primazia.
Alla matrigna, Biancaneve va sui coglioni in cinque secondi e la motivazione, direi ferrea, risiede esclusivamente nella bellezza della ragazza, niente altro.

E al pargolo che legge la fiaba, già sudano le mani.

Non si capisce bene se sotto si annidano questioni relative ad un eventuale rapporto incestuoso tra la giovane figlia e il padre, ma certo la situazione è torbida.
Fatto sta che la matrigna, in pieno stile Banda della Magliana,  assolda un picciotto per uccidere Biancaneve, ma “il Freddo” tentenna, e dopo averla portata nel bosco per farle la pelle, la lascia andare intimandole di fuggire lontano.
Piccolo particolare, la matrigna esige dal Freddo la prova dell’assassinio e chiede di avere il cuore della ragazza.  Occhio, perché nella versione originale del 1812, è scritto che il killer avrebbe dovuto riportare fegato e polmoni della ragazza per consentire poi alla matrigna di mangiarli. Tanto per inquadrare la psicologia dei due simpatici fratelli Grimm.
Giunti a questo punto immaginiamo lo sconcerto del bambino che legge questo atroce spaccato di malavita condito da particolari splatter in stile Tarantino, con il sicario che è costretto a uccidere e sventrare un povero cerbiatto per consegnare al Boss la prova dell’omicidio.
E al pargolo che legge la fiaba, già sudano le mani.
Ma andiamo avanti.
Biancaneve, durante la sua fuga, si imbatte in una casa abitata da sette nani, operai specializzati presso una miniera situata nei paraggi.
Sette nani minatori che non vedono una donna da una vita,  si ritrovano dentro casa un pezzo di gnocca, vergine ed ingenua. Ve lo immaginate?
Ma invece di passarsela a turno e di caricare il video su You Porn,   non la sfiorano con un dito e tutto fila liscio (omosessuali?) e  Biancaneve, spontaneamente,  fa ciò che qualunque donna occidentale dovrebbe fare secondo la nostra morale aperta e progressista: la serva.
Pulisce, riassetta, cucina e lava le mutande dei sette nani, che escono la mattina e quando  tornano sono sporchi come delle merde. Ma tanto c’è Biancaneve, a noi che ci frega?
Per inciso, nella trama della fiaba, diciamo così, il ricco padre di Biancaneve, nonostante gli sia sparita la figlia in circostanze  misteriose, non muove un dito, non parla, non si vede e l’autore non scrive una riga su cosa accade all’interno del castello.

La caccia a Biancaneve, è aperta.

Ma torniamo ai sette minatori; piccolo particolare, i nani dalla miniera estraggono pietre preziose, quindi sono ricchi sfondati, ma a Biancaneve non le pagano neppure i contributi, e lei si accontenta di vitto e alloggio,  così le bambine occidentali imparano subito che il lavoro in casa è un dovere e non un diritto che andrebbe retribuito. E andiamo avanti.
Nel frattempo al Castello, la matrigna, con l’aiuto del cartello di Medellin, scopre l’inganno del Freddo e lo stratagemma del cerbiatto, quindi   incapretta il killer dal cuore tenero finendolo  con un colpo alla nuca.
La caccia a Biancaneve, è aperta.
La favola diventa un thrilling  e  la candida  vittima viene presto individuata da una matrigna che, lo si capisce fin dall’inizio, è membro di una setta satanica, con tanto di rituali magici, di specchi parlanti, zampe di gallina e topi morti.
Bianca viene pizzicata in casa mentre si sta facendo il solito culo per mettere a posto la monnezza prodotta dai sette minatori omosessuali, e viene facilmente avvelenata con una mela, nonostante i nani si siano raccomandati di non aprire la porta agli estranei.
Ma si sa, la ragazza è pura come  la neve, altrimenti sarebbe già andata di corsa al sindacato per intentare una causa a quei sette figli di puttana.
I nani tornano a casa e trovano Biancaneve riversa a terra, morta.
Fine delle pulizie gratis e dei manicaretti serali; si rifanno  i turni per lavare i piatti e a mangiare nel trogolo come i maiali.
Nel frattempo, i nani, non sotterrano Biancaneve come farebbe chiunque, ma per conservare la bellezza della povera Biancaneve, la infilano in una bara di vetro, così, all’aperto, e piazzano il cadavere in giardino.
Un film horror, un incubo.
Ma questa mossa scatena la curiosità di un Principe, ovviamente azzurro, un necrofilo mezzo scemo  che vaga per i boschi in cerca di cadaveri con i quali accoppiarsi e che ha saputo dell’esistenza di sette nani, necrofili come lui, in possesso di merce preziosa.
Il necrofilo azzurro raggiunge la casa dei sette minatori e vede Biancaneve dentro la teca di vetro, immaginiamo ormai mezza decomposta, e chiede ai nani di scoperchiare la bara per sollazzarsi un po’, e i nani, ovviamente, acconsentono.

le donne, oltre a non pensare,  devono stare in casa e fare le massaie

Neanche il tempo di gustarsi i preliminari, e Biancaneve si sveglia.
Il Principe necrofilo  la carica sul cavallo e se la porta nella sua villa in collina, lasciando i nani con un palmo di naso, senza sguattera e con la casa ridotta ad un porcile.
La favola si chiude con la Digos che rintraccia la matrigna, e dopo un inseguimento nei boschi,  la fuggiasca precipita in un dirupo e si sfracella.
Fine.
Ora, benedetto iddio, ma che cazzo di favola è mai questa?
E invece no, perché i messaggi educativi ci sono, eccome.
Due gli insegnamenti fondamentali.
Il primo riguarda il ruolo delle donne nella società occidentale: le donne sono veramente tali se  totalmente  rincoglionite e l’unica alternativa possibile è quella di essere malvagie.  Insomma, o decerebrate o cattive ragazze, non esiste una via mediana.
Nel primo caso, certamente il più diffuso perché  rispettose della “norma”, le donne, oltre a non pensare,  devono stare in casa e fare le massaie, non retribuite e bunkerate dentro quattro mura, tanto c’è Amazon, e quindi, che cazzo esci a fare?
L’alternativa è passare la vita con la Direzione Investigativa Antimafia alle calcagna, vivere  in clandestinità, per poi finire il resto dei giorni al 41 Bis o sfracellata in fondo ad un dirupo.
Quale vita  scegli?
Ovviamente alla donna non si assegna nessun profilo di essere pensante e la si lascia lì, inerme, a dormire dentro una teca di vetro costruita dagli uomini, che non ne conservano il ricordo emotivo, ma ne esaltano, anche da presunta morta, la uniche doti che una donna occidentale può avere: la bellezza.
Quindi, secondo insegnamento: se non sei bella, sono cazzi amari.
Biancaneve, cara la mia piccina immersa nelle tue prime letture, non fa testo, le ha detto culo a trovare il necrofilo che se l’è portata nella villa con piscina, e ricorda che questa è una favola, cogliona.
E allora datti una mossa e cercati un marito, magari un cesso, mezzo scemo, che guarda ebete le  partite in televisione e magari  ti mette pure le mani addosso,  sempre meglio che restare da sola tutta la vita o finire condannata al Maxi Processo insieme a Riina e Provenzano come è successo alla matrigna.
Mica è sempre domenica.
Capito l’antifona? Occhio a marcare male, perché se alzi la testolina poi finisce che te la tagliamo.

Nelle prossime puntate, se ne avrete voglia, affronteremo i casi de “La Bella Addormentata nel Bosco” (e te pareva) e di “Cenerentola”.
Sono le storie di una rintronata che mentre lavora, ovviamente gratis, cade in coma farmacologico, e una filippina che si frega l’argenteria della padrona per andare a ballare in discoteca fino a mezzanotte.

Robba forte. Per crescere sane.
Per crescere donne.

 

Pasquino

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