Ogni ordine è un crimine, ogni rivolta un bene

Apple e i cinesini assemblatori

in La loro società/Lavoro di

Apple e Foxcoon: globalizzazione mon amour

Il 2017 sarà ricordato per il record di famiglie italiane in condizioni di povertà assoluta (770 mila, +14% rispetto al 2016), per i mirati e continui tagli alla sanità pubblica, alla scuola, e per le massicce dosi di flessibilità che generano l’inconcepibile categoria dei working poors, ovvero coloro che pur percependo uno stipendio non hanno i soldi a sufficienza per pagare l’affitto.

Altri invece ricorderanno l’anno che volge al termine per un fatto di gran lunga più significativo e stringente: il decimo anniversario di iPhone.
Per festeggiare il lieto evento Apple ha lanciato sul mercato il modello celebrativo: l’iPhone X. Prezzo di listino? Si parte da 1.189€ per arrivare alla versione da 1.359€.

Il grande show di presentazione si è svolto il 12 settembre allo Steve Jobs theater all’interno dell’enorme complesso dell’Apple Park, il nuovo quartier generale di Cupertino inaugurato lo scorso aprile.
Al termine della cerimonia una folla entusiasta ha parlato di momenti di “eccitazione” e di “elettricità nell’aria”.

Ciò che invece non viene svelato al mondo e non è oggetto di alcun evento né anniversario, sono le condizioni di lavoro di migliaia di esseri umani che quotidianamente sfornano i prodotti del colosso statunitense, compreso l’ultimo gioiello iPhone X.

11 persone si lanciarono nel vuoto dalle finestre della sede. L’azienda corse subito ai ripari installando delle reti “anti-suicidio”. Problema risolto

Molto distante dalle luci e dalle sfavillanti architetture dell’Apple Park si trova la Foxconn International Holdings, multinazionale taiwanese leader mondiale nella produzione di componenti elettrici ed elettronici.
La Foxconn ha la più grande fabbrica al mondo del settore. Costruita nel 2009 in Cina a Longhua, vanta un enorme campus che copre circa 3 chilometri quadrati con 15 fabbriche, dormitori, una piscina, una caserma dei pompieri e perfino un network televisivo (Foxconn TV).  Qui sono impiegati 330.000 lavoratori.

Pronti via, nel 2010 ci fu un’ondata di suicidi: 11 persone si lanciarono nel vuoto dalle finestre della sede, forse nella speranza di volare il più lontano possibile. L’azienda corse subito ai ripari installando delle reti “anti-suicidio”. Problema risolto.
È a questa città-fortezza che Apple e tanti altri big del settore hi-tech hanno deciso di affidare la fornitura e l’assemblaggio di parte dei loro prodotti.
Un’inchiesta di qualche anno fa della rivista locale Southern Weekly svelò al mondo quello che succedeva all’interno della fabbrica dell’inferno: il tutto per un salario mensile pari a 900 yuan, ovvero poco più di 100 euro.

Ritmi frenetici, eppure non ancora sufficienti per consegnare in tempo i primi iPhone X ai clienti smaniosi di possedere l’ultimo gadget tecnologico.
Che fare? L’alternanza scuola-lavoro non esiste solo in Italia. Altri paesi al “passo coi tempi” si avvalgono della legge che prevede l’obbligo di tirocinio per ottenere il diploma. Cina compresa.

Come non averci pensato prima! Prova a immaginare 3.000 studenti minorenni curvi 11 ore al giorno ad assemblare il prestigioso telefonino del decennale (come riportato da recenti testimonianze di alcuni giovani stagisti al Financial Times). Immagina quelle piccole e veloci manine assemblare fino a 1200 fotocamere al giorno. E come non considerare l’occasione loro offerta di imparare un mestiere che verrà utile da grandi?

Immagina, se puoi.

Matrix

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